Quando si parla di viaggi subacquei ai tropici, una delle prime cose che ci vengono in mente sono i reef corallini, queste meraviglie della natura.
Queste barriere naturali, addirittura a volte anche intere isole, hanno avuto origine dall’attività biologica di semplicissimi animali marini, i madreporari, per cui sarebbe più giusto definire queste aree come barriere madreporiche piuttosto che “barriere coralline”.
Le madrepore costituiscono un ordine di Antozoi (phylum Cnidari), sono cioè animali costituiti essenzialmente da due tessuti, uno esterno (ectoderma) ed uno interno (endoderma) separati da uno strato intermedio con una sola cavità nel corpo (celenterio).
Questi dinamici costruttori danno vita a giganteschi agglomerati (colonie) comprendenti milioni di singoli polipi, questi ultimi ricordano vagamente gli anemoni di mare ed hanno la loro apertura orale sacciforme e dotata di tentacoli con miriadi di nematocisti urticanti.
La costruzione della barriera madreporica è resa possibile dalla capacità di estrarre carbonato di calcio dall’acqua di mare, da parte dei polipi e quindi di depositarlo sotto forme cristalline come l’aragonite. I Sali sono presenti nell’acqua di mare e rappresentano in parte, il risultato dei prodotti di erosione della terraferma, convogliati in mare dai fiumi.
I Madreporari, così come altri organismi, sono in grado di utilizzare questi Sali, e come risultato finale secernono carbonato di calcio da cellule particolari distribuite sulla superficie esterna del corpo. Non appena un giovane polipo secretore si è fissato su di un supporto adatto, inizia a secernere un basamento calcareo (piastra basale) che gradatamente si sviluppa fino a formare la teca tubiforme.
La maggior parte delle madrepore tropicali, hanno miriadi di alghe unicellulari che vivono in simbiosi con i loro tessuti. Queste alghe (zooxantelle) utilizzano l’anidride carbonica, che è un prodotto di scarto della respirazione dei tessuti dei polipi e, tramite il processo di fotosintesi, che permette di sfruttare l’energia solare, producono i carboidrati necessari all’alimentazione dei tessuti dei polipi. Al tempo stesso le alghe liberano ossigeno come sottoprodotto della fotosintesi, indispensabile alla respirazione dei tessuti animali.
Le barriere madreporiche poi non sono costituite essenzialmente da madrepore, ma anche da altri organismi in grado di depositare carbonato di calcio, infatti esistono aree dove la maggior parte del materiale presente, è stato depositato da organismi che non sono madreporari. Varie specie di alghe marine, i Foraminiferi, i Molluschi, i Crostacei ecc. sono tutti componenti importanti della matrice calcarea delle barrire madreporiche, ma i componenti principali delle barrire restano comunque i coralli costruttori.
Le barriere madreporiche, assicurano una vastissima gamma di habitat ideali ed una ricca varietà di vita animale e vegetale. Gli anfratti e gli avvallamenti della massa calcarea forniscono cibo e rifugio a vermi, spugne marine, lumache di mare, gorgonie (che hanno affinità con le madrepore), molluschi, gamberi, crostacei, anemoni di mare, echinodermi ecc.
I processi costruttivi delle barriere, sono parzialmente contrastati dall’ azione distruttiva degli agenti fisici: moto ondoso, correnti ecc. i quali possono
esercitare una notevole erosione del banco corallino. Come tutte le forme viventi anche le formazioni coralline hanno molti nemici biologici tra i quali la
stella marina chiamata Acanthaster, questa stella di mare si ciba di madrepore e negli ultimi decenni si è moltiplicata con eccezionale rapidità causando in certe zone danni gravissimi, distruggendo vaste porzioni di barriera che vengono abbandonate dai pesci e dagli altri animali della comunità. Nemici naturali dell'Alcanthaster, sono gli squali ed i grossi tritoni, la diminuzione del numero degli squali, a causa di una caccia indiscriminata da parte dell'uomo, potrebbe essere uno dei motivi validi per giustificare l'improvvisa diffusione di questa stella.
Le cause maggiori però non sono legate ai fenomeni biologici ed ecologici che sicuramente regolano la vita delle barriere, ma a fattori “esterni” per esempio importanti mutamenti ecologici dovuti in alcune zone dallo sfruttamento dell’attività industriale, dal crescente inquinamento del mare, dal crescente aumento della temperatura del pianeta terra (global warm) che sembrerebbe inibire la fotosintesi delle alghe simbionti ospitate dai polipi delle madrepore portandole ad avere sempre minor energia per poter sopravvivere, la quantità eccessiva di sedimenti prodotti da trivellazioni petrolifere che depositandosi sui polipi delle madrepore li soffocano.
La cosa che si può fare e che stiamo già facendo da anni è il monitoraggio ambientale su grande scala geografica dei componenti della biodiversità. Noi subacquei ricreativi abbiamo partecipato in ricerche concernenti il monitoraggio della biodiversità marina. Il primo progetto realizzato nel 1997-1998 è stato denominato “operazione Ballanophyllia Europea”, successivamente, nel 1999, è stato avviato il progetto “Missione Hippocampus Mediterraneo” e sempre nello stesso anno il progetto “Cerca l’Alcanthaster” realizzato in Mar Rosso.
Nel periodo 2002 – 2005 si è collaborato ancora nell’iniziativa “Sub per l’Ambiente” progetto biodiversità per il Mediterraneo ed infine il progetto per il Mar Rosso “STE” per la conservazione dei reef e si è visto che la crescita del turismo, se coordinata in modo sostenibile, potrebbe non rappresentare una minaccia per questi ecosistemi. Oltre a ciò, in un brillante lavoro portato a termine presso il Parco Nazionale di Ras Mohamed, si è messo in evidenza che un briefing pre-immersione sulla delicata natura dell’ecosistema corallino e la perfetta acquisizione delle tecniche dell’ assetto in immersione, può migliorare il comportamento dei turisti subacquei riducendo del 93% l’impatto sul reef.
Per concludere vorrei sottolineare, anche a scopo didattico, l’importanza di noi subacquei ricreativi nel ruolo di principali osservatori dello stato di salute del mare, e siamo molto coinvolti e felici di esserlo in quei progetti che mirano alla protezione e conservazione di questo fantastico mondo sommerso che per noi è tanto importante.
Mario Bracalenti
SNSI Instructor Air Program