L’isola di Giannutri situata a sud nel parco marino dell’arcipelago toscano, è sicuramente una delle mete più visitate da noi subacquei “romani“ e non solo, i numerosi siti d’immersione presenti sull’isola, la belllezza dei suoi fondali insieme alla ricchezza di flora e fauna, i relitti del Nasim e dell’Anna Bianca, regalano a noi "visitatori privilegiati" giornate indimenticabili di mare.
L’isola è raggiungibile con le numerose imbarcazioni sia private che con i traghetti,
che partono da Porto Santo Stefano o da Porto Ercole, gli unici due punti di approdo sono Cala Maestra e Cala Spalmatoio.
Proprio a Cala Maestra, sulla terraferma,
ci sono ancora i resti di una antica villa
romana che risale all’epoca imperiale, la
bellezza delle colonne in granito, la scalinata di marmo con la quale si accede alla villa,
i mosaici a terra, la grotta di Agrippina sul
mare cristallino, si sposano perfettamente
con l’ambiente circostante regalandoci uno
scenario di particolare bellezza, regalando
ai non sub (a volte nostri accompagnatori terrestri) che abbiano interessi storici e naturalistici una valida alternativa all’attesa del rientro dalle nostre immersioni, non per ultime le possibilità di prendere il sole ed oziare sulla graziosa spiaggetta di Cala Maestra e sulle rocce antinstanti e di concedersi un pranzo o semplicemente un gelato o un caffè alla taverna del Granduca che domina dall’alto tutta la caletta e lo splendido scenario dell’Isola del Giglio, altra perla dell’arcipelago toscano.
Uno dei siti d’immersione da me preferiti (ed è stato molto difficile scegliere) è Punta Secca ai limiti del parco naturale.
Si ancora su di un fondale di 5-6 mt. e si inizia la discesa seguendo un fondale che declina lentamente verso un pianoro di sabbia con lo sfondo sul blu del mare aperto fino ad una profondità di –29 mt, sul quale sono presenti numerosi spirografi, qualche ceriantus membracenus abbastanza grossi e numerose pinne nobilis che denotano lo stato di purezza delle acque, grossi dentici ed orate gironzolano intorno, scorfani grossi come gatti sono immobili sotto alcuni scoglietti. Alla fine del pianoro inizia la parte più bella dell’immersione.
Questo si interrompe e precipita nel blu, passata la cigliata ci si sente come un paracadutista che effettua il lancio, sotto di noi un blu intenso, un fondale che precipita fino a –60 mt. il respiro si interrompe, il cuore inizia a battere forte e lungo la pa-rete che scompare verso il blu, una infinità di anfratti dove sono presenti aragoste, murene, gronghi, gorgonie gialle (eunicella cavolini) e se guardiamo verso il largo non è raro vedere anche grossi pelagici in caccia, l’uso della lampada è praticamente obbligatorio per poter scrutare nei numerosi anfratti presenti lungo la parete. Naturalmente questa immersione è destinanta a coloro che sono in possesso di brevetto avanzato e di un ottimo assetto anche perché la parte più bella dell’immersione è proprio in parete con il blu sotto di noi, è un sito che si presta molto bene anche a coloro che pra-ticano l’immersione tecnica (vista la profondità) con miscele ternarie (trimix). Il percorso di ritorno si farà tenendo conto dei punti di riferimento visualizzati all’andata, facendo attenzione che per poter ritornare proprio sotto l’imbarcazione, occorre eseguire perfettamente il percorso inverso, lasciando la cigliata nel punto esatto nel quale la si è incontrata, nei giorni di particolare visibilità è sufficiente alzare gli occhi verso la superficie, per poter individuare la barca appoggio. L’immersione termina con la solita ed obbligatoria sosta ai 5 mt dove possiamo gironzolare in compagnia di numerose bavose, castagnole, serranus scriba e qualche simpatico polpetto.
Mario Bracalenti
SNSI Instructor Air Program