Sicuramente l’istituzione di aree marine protette in questi ultimi anni, è un traguardo importantissimo
per la salvaguardia dell’ambiente marino.
Noi subacquei per primi siamo stati i testimoni, purtroppo, dell’ l’impoverimento delle diverse specie
sia animali che vegetali che abitavano il mondo sommerso, ora invece con l’istituzione di queste zone protette,
gli abitanti del mare, hanno riguadagnato la loro naturale collocazione e questi siti sono diventati parti integranti
di progetti mirati alla salvaguardia dell’ambiente, alla diffusione ed alla divulgazione della conoscenza dell’ecologia
e della biologia degli ambienti marini e costieri dell’area naturale marina protetta.
Tra i tanti scopi perseguiti dall’istituzione delle aree marine protette c’è anche la realizzazione di
programmi di studio e ricerca scientifica nei settori dell’ecologia, della biologia marina e della tutela
ambientale, al fine di assicurare la conoscenza sistematica della zona protetta, l’ancoraggio delle imbarcazioni
autorizzate alle immersioni, è possibile solo mediante alcune boe gialle galleggianti recanti sulla loro sommità
la Croce di Sant’Andrea e che segnalano i vari siti di immersione.
Complice una mia minivacanza di quattro giorni per il corso tecnico Explorer 1 Instructor,
ho avuto la fortuna di visitare e fare immersioni per la prima volta nella mia vita, nell’area marina protetta di
Portofino, una zona di mare compresa tra Camogli e Santa Margherita Ligure e più precisamente nella zona B tra Punta
della Chiappa e Punta Portofino, una zona di grande interesse per la conservazione della biodiversità del nostro
mediterraneo, il rapido susseguirsi di diversi livelli di profondità, l’eterogeneità della natura del fondo, le
diverse condizioni di illuminazione ed esposizione delle correnti determinano una grande ricchezza di microambienti
in cui vivono numerossime specie animali e vegetali di grande interesse scientifico ed economico.
I fondali di questa zona del mediterraneo, costituiscono un vero paradiso subacqueo, i fondali in alcuni tratti
scendono rapidamente a profondità importanti con una presenza massiccia di specie vegetali ed animali, questi fondali
sono famosi anche per la presenza di corallo rosso che troviamo in quantità abbondante in alcune zone dell’area marina
protetta di Portofino e cioè in quelle zone dove l’illuminazione è povera e non ci sono eccessivi sbalzi di temperatura.
All’interno del parco, inoltre troviamo l’abbazia di San Fruttuoso
il cui primo cenobio costruito dai monaci greci risale alla metà del X secolo, molto suggestivo lo scenario
della spiaggia con accanto l’antica torre dei Doria.
La cordialità, l’ospitalità e la professionalità dello staff del Polo Sub, ha contribuito a rendere più
snelle, più piacevoli e funzionali le nostre immersioni, nonostante le condizioni meteo-marine non proprio incoraggianti.
Sono rimasto affascinato e meravigliato dall’abbondanza di flora e fauna presente in queste acque e
proprio per questo voglio raccontarvi la più bella
immersione effettuata in questi giorni e devo dire una delle più belle effettuate fino ad oggi dal sottoscritto
anche perché rappresenta una zona ( come vi dicevo prima ) ad alto interesse naturalistico.
Lunedì 1 giugno 2009 ore 8,30, siamo tutti pronti al diving per la partenza, destinazione secca dell’Isuela
parete sud-ovest.
Arrivati sul sito dell’immersione, ci colleghiamo con la relativa boa ed iniziano i preparativi: bibo 10+10
una sola decompressiva di fianco per l’Ean 50 , mentre sull’Haven domani le avrò entrambi Ean 50 ed O2, all’ok del
nostro Trainer Giuseppe Carlucci, iniziamo la nostra discesa lungo la catena alla fine della quale è posizionato sul
fondo il corpo morto a -15 mt di profondità, la visibilità non è buona ma una volta iniziata la discesa in parete diventa
eccezionale.
Sotto di noi si vede già il fondo, la parete degrada non molto rapidamente e questo ci dà modo di osservare
sotto di noi una grandissima quantità di Paramuricee di grandezza diverse che tappezzano quasi completamente l’intero
percorso, numerose spaccature dove coppie di murene, anch’esse di notevoli dimensioni, si lasciano osservare illuminate
dal fascio delle lampade, gruppi e sottolineo gruppi di cernie gironzolano pigre a pochi metri di distanza da noi; la
discesa prosegue non a 25 mt al minuto come da standard, ma lentamente a causa di tanta abbondanza di pesce, arriviamo
intorno ai – 35 mt, ora si vedono nitidamente i massi accatastati sul fondale sabbioso, sulla loro sommità ancora
paramuricce di grandezza stavolta davvero importanti e meraviglia delle meraviglie sui loro rami sono attaccate pressoché
ovunque alcune uova di gattuccio, le illuminiamo e vediamo al loro interno, in trasparenza, quello che sarà il futuro
gattuccio, l’acqua si fa sempre più fredda e sembra di entrare lentamente in un frigorifero, avvertiamo il cambio di
temperatura nonostante siamo tutti equipaggiati con la muta stagna.
Continuiamo a scendere ed a – 48 arriviamo sui massi dove all’interno di una spaccatura troviamo una
grossa sorpresa: due gattucci sistemati uno di testa ed uno di coda sembrano sonnecchiare pigramente, restiamo
affascinati da questo inaspettato incontro, indugiamo un pò su questa spaccatura e poi decidiamo di scendere alla profondità
pianificata – 50 mt. ed al 12’ il computer mi segnala la prima deco a -3 mt per 1 minuto.
Iniziamo il percorso sui massi dove è difficile non guardare ovunque, altre tane con altri gattucci disposti
sempre uno di coda ed uno di testa, ancora piccole tane stavolta con delle aragoste, contemporaneamente muri di saraghi
nuotano intorno a noi, sembra impossibile quasi quasi mi dò un pizzico per accertarmi di non essere in un sogno.
Dopo un un giro sui massi mi alzo di quota ed inizio a risalire in diagonale lungo la parete, a – 43 mt il
computer mi segnala una deco di 4’ a – 3 mt ed un istante dopo 1’ a – 6 mt. continuo a risalire mentre il mio compagno
indugia ( è sempre il solito) ancora sui massi, lo aspetto un po’ e segnalando e ricevendo l’ok continuo a risalire ed
a – 40 mt accumulo un altro minuto di deco a – 6 mt., mi ricongiungo poi con Giancarlo, intorno ai 35 mt.
Gli altri compagni di immersione intanto fanno il giro opposto della parete rispettando il loro runtime,
mentre noi dovevamo fare una multilevel, quindi una simulazione.
Giunti ai – 21 mt il computer inizia a scalare un po’ di deco e dopo averlo letto alzo gli occhi e davanti a noi un
dentice enorme, più in là ancora cernie e muri di saraghi, prendo contatto con l’Ean 50, clippo il mio erogatore principale
sul d-ring di dx e riprendiamo il sentiero di ritorno ,vediamo in lontananza la sagoma della catena ancorata al corpo
morto e più in là gli altri compagni che ci stanno raggiungendo, accumulo a – 14 mt 13’ di deco a -3 mt mentre Giancarlo
che aveva indugiato in profondità, ne accumula 16, penso va bene come al solito mi tocca aspettare che finisce la sua deco.
Arriviamo alla sosta deco dei 3 mt e vedo con piacere che il computer mi scala 3’ penso che tutto
sommato 10’ a – 3 mt più la sosta cautelativa di altri 5’ più il tempo che devo aspettare per far terminare la
deco di Giancarlo più la sua sosta cautelativa, ci poteva stare, intanto alcuni saraghi ed alcune occhiate ci fanno
compagnia.
Saliamo in superficie ed una volta gonfiato il gav ci guardiamo negli occhi
ed esclamiamo: NON E’ POSSIBILE!!!!!!!!!!! UNA IMMERSIONE STRAORDINARIA!!!!!!!
Si risale ora in barca ed i commenti entusiasti si sovrappongono creando un’atmosfera di incontenibile
entusiasmo, un membro dello staff ci riferisce che mentre eravamo in immersione poco distante dalla barca erano
passati alcuni delfini, (sarebbe stato il massimo vedere anche loro); ci rimane domani l’ultima immersione della vacanza
quella più importante, sulla Haven dove alcuni scenderanno in trimix ai – 65 mt, mentre noi in aria ci fermeremo ai – 51.
Nel frattempo noto che un fastidio all’orecchio dx stava facendo capolino ed improvvisamente capìì che c’era qualcosa
che non andava e che l’immersione del dopo giorno dopo sulla Haven stava inesorabilmente allontanandosi, durante il
giorno il fastido aumentò trasformandosi in dolore, capìì che a quel punto non mi sarei potuto immergere sul relitto
che da tanto tempo aspettavo, provai a saltare la seconda immersione della giornata cercando di recuperare ma fù inutile.
Inesorabilmente il giorno dopo feci da assistente di superficie ai miei compagni e rimasi in barca ad
attenderli scattando loro alcune foto in superficie e contemplando le pinne dei pesci luna ( presenti in
quantità industriale) affiorare sulla superficie dell’acqua.
Ci siamo ripromessi però di tornare a breve e di farmi recuperare questa bellissima immersione su uno
dei relitti più belli, più grandi del mediterraneo.
Intanto aspettiamo il dvd che ci è stato girato da un video operatore professionale.
Perché il racconto di questa immersione?
Proprio per testimoniare l’importanza della istituzione di queste aree marine protette per i motivi che
descrivevo all’inizio di questo articolo e come dopo 10 anni dalla creazione di questa ’area, i fondali si siano
ripopolati in modo stupefacente contribuendo a creare in vero paradiso per le immersioni.
Mario Bracalenti
SNSI Instructor Air Program